Convinzioni, Senza categoria

Il giorno di mai.

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Diventa il giorno di oggi senza che nessuno t’abbia avvertito. Se ne era parlato per un certo periodo, tra i farfugliamenti notturni col soffitto. Sarebbe potuto arrivare, sì. Ma poi non c’era stato e pace. Life goes on, ch-ch-changes e bla bla bla. Mi piaceva scrivere. Più ci ripenso e più mi piaceva. Poi ho smesso. Mi piaceva anche inventare storie con dentro almeno un amore, un fenicottero e una canzone. Ero felice solo se inventavo una storia nuova al giorno. Non dovevo scriverla per forza, mi bastava inventarla e sognarci un po’ su per farla diventare un’altra cosa. Una playlist, una trasmissione, un lavoro, una radio, un algoritmo. Un coso qualunque che avessi fatto io. Ci pagavo le bollette appena, con quel qualunque coso avessi inventato. Valeria mi diceva sempre che per me funzionava come per il protagonista di quel monologo che aveva portato a teatro. C’è chi per non morire crea. Poi a un certo punto, da qualche parte, devo essermi stancata. I debiti, le delusioni, i fallimenti, la malattia di mio padre, mai tempo per amici e amori, la confusione. La vita reale che improvvisamente riesce  a farsi sentire anche da te, che non hai mai risposto al telefono a nessuno proprio per paura che fosse lei. Così dici basta. E dicidi, come io ho deciso, che è tempo di fare le cose facili, quelle che non si pensano, quelle che si fanno e basta. Non è che non sei più tu, solo sei tu con un pezzo di te che dorme. Non se ne accorge nessuno. Smetti pure di fumare, tanto non serve a nulla fumare se non devi inventare qualcosa. Ho chiuso la web radio, pagato gli ultimi debiti del progetto imprenditoriale fallito, messo via il romanzo che non finirò mai. Buttato via le compilation degli anni del Mecs. Riposto i disegni di quella linea di moda che avevamo pensato io e Ale. Chiuso il blog di cinema. Ho perso i codici di tutte le applicazioni inventate per il sito. Ho persino riportato la chitarra in soffitta, tanto era proprio impossibile che riuscissi a imparare a suonarla se non ci ero riuscita in vent’anni. Non ho più scritto neanche un sola idea  da inviare a chissà quale radio in Alaska. L’ultima cosa che ho inventato è stata la soluzione facile. No, non così facile, per quella ci vogliono i vent’anni che non ho. Ma facile del tipo: “tu mi dici cosa devo dire e io lo dico”. Un’idea geniale: lavorare e basta. Per un po’ ci ho anche creduto che avrebbe funzionato. Ma il telefono non ha suonato.

Le altre volte in cui ho fallito, ho tirato dritto. Avrei avuto qualcosa altro da inventare. Oggi invece è il giorno di mai. Il giorno in cui anche quelli come me, con mille risorse, se ne stanno seduti in un angolo. Non per la delusione. Magari fosse quella, ne farei brandelli nel giro di tre giorni. No, è la consapevolezza il mio assassino. Ho trovato questa foto, e non è un caso che l’abbia postata Johnny. Tutto è stato chiaro.

Nel giorno che mai credi sarebbe arrivato capisci che l’unica illusione che davvero t’ha rovinato è stata quella di credere di poter essere qualcuno che non sei. Le cose vanno come devono andare per te, non come devono andare per chiunque.  E’ allora che, in un istante, tutto inizia a fare male. Tutte le cose perse, finite, mai realizzate, le imprese fallite. Non ci avevo pianto mai. Piango solo guardando i film, o quando sono molto arrabbiata. Ma oggi, che ho capito che solo le strade difficili sono le mie, sono precipitata quaggiù, in mezzo ai cocci di cose passate, che non avevo mai voluto raccogliere. La cosa più onesta che posso fare e ripartire da lì. Ma prima, trovare la forza.

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2 thoughts on “Il giorno di mai.

  1. viv ha detto:

    Mi spiace, Barbara. Tu hai sicuramente talento, almeno nello scrivere. E una bella voce, per quel poco che mi e’ riuscito di ascoltare. Mi spiace ancora di piu’ perche’ racconti delle persone come me, a cui un po’ di talento non puo’ cambiare la vita. Testa alta…

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