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L’Uranio 238 decade in 4,5 miliardi di anni.

red-pin-up-tattooed_pin_up__by_gio_sama-bigBeato lui. La Donna Comune in circa 39 anni. Al contrario della sua copia sintetizzata in laboratorio, detta anche Donna Vip, la Donna Comune vede, al completamento del 39mo anno di età la conclusione di un naturale processo iniziato cinque anni prima, quando, ignara del fatto che ancora poteva salvarsi, aveva sorriso dei primi cenni di sfaldamento adducendoli a “defaillance temporanea”. Come i libri di  fisica ci hanno insegnato,ai tempi della scuola, a proposito dell’irreversibilità di alcuni processi evolutivi, altresì numerosi amici gay, e per questo inspiegabilmente immuni al processo di decadimento,  ci hanno per anni istruito a proposito della possibilità di rallentare il processo. Ricordo benissimo le loro parole: «Ripeti con me: primo principio della gluteodinamica. Così come nulla potrà fermare la corsa della pallina sul piano inclinato, nulla potrà impedire al gluteo di continuare la sua discesa verso il basso, a meno che, per tempo, non si introduca un elemento d’attrito, detto anche “squat machine”.»  Alcune donne più furbe e meno impegnate in mille progetti, hanno ritenuto il consiglio fondamentale per la propria futura salute-psicofisica. Non così io. Ero troppo impegnata a soffrire per amore, o a partecipare ai provini per un network, o a creare una radio web, o a impostare la giusta sequenza di brani, o a prendere lezioni di dizione, o a suonare agli aperitivi, o a scrivere i codici di un software, o a ubriacarmi con gli amici. Dieci anni fa dovetti accettare, a fatica, l’assioma per cui , nella Donna Comune, a partire dai 28 anni, la patatina fritta nel suo percorso dalla bocca allo stomaco devia inspiegabilmente su una corsia preferenziale direzione coscia, restando intrappolata lì, intonsa in eterno, contribuendo all’aumento di volume. Oggi, a 39, una nuova raggelante evidenza: la tanto osannata forza di gravità, della cui scoperta il genere umano continua  a vantarsi, è una trappola, un inganno, un pericoloso nemico, che attenta non più solo al gluteo, cosa a cui ero pure preparata, ma, orrore, al corpo tutto, in ogni suo minuscolo centimetro. Il naso, le sopracciglia, il mento, le guance. Il collo. Le tette. Per concludere con la conferma definitiva dell’avvenuto decadimento: il tricipite. No, il tricipite no! Non a me. Non avrei mai sospettato che potesse succedere proprio a me. Aiutatemi. Scorrono davanti ai miei occhi immagini di un tempo passato in cui tutto mi era concesso. Salutare agitando la manina. Salare un po’ di più l’insalata. Ballare le canzoni dei Blur. Battere le mani a tempo ai concerti. Pigiare con forza sui tasti del pianoforte. Io non suono il pianoforte, ma magari avrei voluto imparare. E ora, per sempre, questo lenzuolino steso, mi starà appeso all’omero, come una bandiera bianca a confermare la resa nella guerra contro il tempo. E tra poco avrò quarant’anni. E allora sarà la fine. Mi narrano di terribili buchi nel penzolante interno coscia. Di gomiti rugosi. Di volti in cui mascella e zigomo non hanno più alcun valore in un contesto di rotondità spugnose e lucide. No! Giammai. Persa nel delirio e nel terrore, recupero la mia dignità e in cerca di uno spiraglio, alzo il dito al cielo come un supereroe nel suo momento di riscatto. La malasorte che mi ha voluto infine anche senza lavoro, dopo aver optato per un allenamento al lavoro, piuttosto che un allenamento in palestra, non vincerà. Avessi un tricipite decente, io che l’avevo splendido, forse avrei anche maggiori possibilità di carriera, giacchè pare che le due cose siano inspiegabilmente legate per la Donna Comune. Per non parlare del gluteo, competenza a quanto pare imprescindibile per l’assunzione in qualsiasi contesto. Oggi è il giorno del riscatto. Approfitterò di questo mese di vacanza per seguire scrupolosamente un programma di recupero che chiamerò: “Rocky Balboa Non Sei Nessuno”
Eccone i punti chiave:
– tu dolce di qualunque forma e tipo: al mio cospetto eclissati. Non esisti.
– tu alcool: neanche mi piaci.
– tu scarpa da ginnastica: sarai mia compagna inseparabile in lunghe corse.
– tu manubrio da due chili chiuso in un armadio: ti metterò le lancette e faro’ di te il mio orologio da polso.
– tu lampada abbronzante: restituiscimi dignità.
– tu computer pieno di codici e di meravigliosi fogli di calcolo e pagine web: mi mancherai molto. Tornerò.
– tu mia meravigliosa creatura radiofonica: stai bene dove stai.

E quello che sto cercando di dirvi è che se io posso cambiare (prima di raggiungere il punto di non ritorno dei 40), e voi potete cambiare, allora tutto il mondo può cambiare. Adrianaaaaaaaaa!!!!

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