Esperienze

Cose che ho visto oggi al Mecs Village.

Mecs Village Mood Al Mecs Village il parcheggio non lo trovi mai. E’ inutile che facendo manovra, farfugli tra te e te,  cose del tipo ” è impossibile,  è giovedì , è Giugno e sono le tre”. Significa che non sai cosa è il Mecs Village. Non è mica una spiaggia di quelle che ci va la gente che vuole andare al mare. A volte il sabato e domenica ci trovi anche quelli, che infatti hanno parcheggiato a tre chilometri,  ma nel resto dei giorni è una cosa da residenti. C’è gente che risiede al Mecs Village, non chiedermi come sia possibile, è così. E non chiedermi neanche come siano possibili tutte le altre cose che vedi lì. E’ un posto magico, te l’ho detto. Oggi al Mecs Village la prima cosa che ho visto è Mustafà che mi diceva che il parcheggio per me c’era. Nel salutarmi ha aggiunto “Franco ha detto che s’è stancato e che ora devo lavorare io”. Io ho pensato che erano le solite beghe, non gli ho dato peso così mi sono concentrata sulla seconda cosa miracolosa che ho visto al Mecs Village. Ma questa non la capirai, perchè quando hanno piantato quelle piante grasse strane tra le dune, quelle di cui non ricordo il nome, qualcuno, forse Mario, me l’aveva detto che avrebbero primo o poi dato dei fiori alti alti, ma alti eh. Alti dieci metri mai l’avrei creduto. Forse ancora più alti di così. Dunque sono passati tutti questi anni, e solo quest’anno le piante-grasse-non-so-come-si-chiamano hanno deciso di dircelo all’improvviso. La terza cosa che ho visto al Mecs Village oggi è stata naturalmente Carlo. E ho pensato che somiglia sempre di più a Lebowski. Ma è incredibile quanto fino a qualche anno fa somigliasse a Walter, cioè John Goodman. Questo mi ha fatto pensare che per quanto le persone con gli anni ci appaiano diverse, continuano sempre a far parte dello stesso film e quel film è l’essenza  del Mecs Village. La quarta cosa che ho visto al Mecs oggi è stata Edo, che ora ha diciotto anni ed è alto quasi come il fiore de la-pianta-grasse-non-so-come-si-chiama. E’ inutile che dica che me lo ricordo quando era alto la metà sebbene in piedi su una sedia che cercava di rubarmi la consolle perchè voleva ascoltare le canzoni di Elvis e solo di Elvis. Comunque, quest’anno l’hanno promosso , ma hanno bocciato sua sorella e lui ci ha tenuto molto a precisare: “Eh sì ma mica puo’ essere che uno arriva e si fa bocciare così. Lei è una dilettante, non come me, con dieci materie insufficienti per tre anni di fila e un impegno consolidato anche nel non rispetto delle regole di condotta. E su, ci vuole professionismo per queste cose. Mo’ il primo che arriva vuole fare il ripetente.”. Non mi sono sentita di contrappuntare alcunchè a questo ragionamento che ho trovato molto maturo. in fondo per me è lo stesso. Mo’ il primo che arriva vuole andare a dire scemenze alla radio e fa finta di metter anche i dischi. Mica si fa così, ci vuole professionismo per essere giullari di corte, devi sceglierlo di stare con una scarpa e una ciavatta tutta la vita. Scendendo in spiaggia al Mecs ho intravisto Riccardo. Naturalmente.  Dieci anni fa aveva quarant’anni, era pieno di muscoli, atletico, abbronzatissimo e sembrava un ragazzino. Oggi è identico, ma non è un modo di dire. I-den-ti-co. Tra dieci anni sarà ancora così. Nessuno sa come fa, nè esattamente quanti anni abbia. Al Mecs Village poi, conti fino a tre e arrivano: uno, dieci, centomila venditori di collanine. Ma, attenzione,  al Mecs, chissà perchè, si sentono in diritto di sedersi sul tuo lettino e iniziare a raccontarti la  loro vita. Lo fanno tutti. Finchè a uno a caso non dici: “Dai su lasciami prendere il sole”. E lui ti risponde: “Amico, sole taaaanto grande, non ruba nessuno e tu ancora molto bianco. Hai tempo, tutto tempo che vuoi. Senti storia mia”. Al Mecs Village in fondo ci vai per ascoltare le storie. Come quella di Enrico che domenica scorsa ha dato via due lettini alla modica cifra di venti uova fresche. “E che dovevo fare? Quello i soldi tanto non ce li aveva”. Nessuno ce li ha più, in effetti. Nessuno tranne Franco evidentemente. Oggi infatti al Mecs Village ho visto Franco il parcheggiatore, che fa il parcheggiatore del Mecs da quando è nato, prendere il sole sul lettino. Gli ho chiesto che caspita stava facendo e lui m’ha risposto che basta, ha deciso che è ora di andare in pensione. Io ci ho provato a dirglielo che giacchè andava in pensione , dopo una vita al Mecs, avrebbe potuto godersi la pensione altrove. Ma lui giustamente ha ribattuto che è tutta la vita che vede la gente che si diverte al Mecs e che mo’ è il tempo suo di divertirsi lì. Non fa una piega. A quel punto è arrivato il venditore di ciambelle che urlava gran voce:” Non ce sta più nessuno che capisce che le ciambelle costano poco e durano tanto? So’ il rimedio alla crisi. Pe’ tutti tranne che pe’ Franco. A’ Franco ma chi t’ammazza a te?” e poi cambiando tono “Er tempo t’ammazza”. Quando mi sono alzata dal lettino, sono andata al bar e lì ho visto Enrico parlarmi della sua ennesima rivoluzione artistico-tecnologica. E’ un genio e io dico che stavolta ce la fa. Siamo stati interrotti da una signorina, russa credo, che avvicinandosi alla cassa ha così esordito: “Salve , vorrei dire, questa musica , magari bella eh, ma davvero, qui, oggi, così fa stare tanto male. E’ un po’ come… non so se capisci… una strozzatura alle palle. Ma forte eh. Come uno che ti strozza coglioni.” Enrico con il suo aplomb ha gentilmente fatto notare che si trattava di Vinicio Capossela, ma compiaciuto della pittoresca rimostranza, ha chiesto a Lebowski di cambiare disco. E Lebowski, che per gentilezza non ha fatto notare che sarebbe stato più giusto usare il verbo “strizzare”, ha messo i Police.  I Police vanno sempre bene al Mecs ma quell’idea di Enrico, tirata fuori qualche tempo fa, quella sì che faceva sognare… Cambiare nome al Mecs e chiamarla Ripples Beach. Dalla passerella fino alla spiaggia solo le note di Ripples e poi sempre e solo Ripples  che va a ripetizione per ore e per giorni. Pensa che palle. Ma che ridere.  Infine oggi al Mecs Village ho  visto i miei piedi mentre prendevo il sole sul lettino. E ho pensato che io il sole sul lettino forse non l’ho preso che due o tre volte, in qualche ora di pausa. Quindi mi sono voltata e ho visto il punto esatto in cui prima c’era la mia consolle. Ora non c’è nulla. E’ giusto così. Siamo tutti un po’ come Drugo, sempre in difesa di un tappeto volante, anche a costo di confrontarsi con i Nichilisti, che in quanto tali, non credono in niente. Io credo in molte cose invece, ma credo soprattutto che quelli come me al mare non ci devono andare altro che per mettere i dischi, altrimenti passano la giornata a cercare in testa la canzone giusta per ogni cosa che vedono , senza poi poterla mandar su. E finiscono per canticchiarla sottovoce senza accorgersene. Qualcuno li chiama matti io li chiamo “In pensione”. In sintesi, io e Franco in pensione non possiamo andarci proprio. E poi, mi chiedevo: ma Franco i contributi di quartant’anni, ma come se l’è versati? Mah.

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