Soluzioni

No! I Pan diStelle a forma di albero di Natale non li posso accettare.

PAN-DI-STELLE-BISCOTTI-NATALIZINo, no e no. A tradimento, poi! Dovrebbero scriverlo grosso così: Attenzione! Hanno una forma diversa dal solito, li vuoi lo stesso? E invece niente, te li mascherano con la storia del disegno sulla busta. Ma chi ci fa caso al disegno sulla busta? E’ come se cambiassero le facce sugli euro. Uno non se ne accorgerebbe finchè non glieli rifiutano alla cassa. “Signora, ma non ha notato che su questa banconota da cinquanta euro c’è l’effige del capitano Kirk?”. Eh no che non l’ho notato, mi passano di mano talmente veloci i cinquanta euro che fatico persino a credere di averli mai avuti. Figuriamoci se sto lì a considerare se in foto Caravaggio è venuto bene o male. Caravaggio? “Ma guardi signora che lei mi sta prendendo un granchio! Sulle banconote dell’euro le facce non ci stanno mica, ci sono raffigurazioni architettoniche”. Non ci sooono? E me lo dice così? Cioè per tutti questi anni io ho inconsciamente dovuto elaborare il lutto per una grave perdita iconografica e non me ne sono mai accorta? E’ come se sui Pan di Stelle non ci fossero più le stelle! E poi perchè non ci sono le facce? Non riuscivano a mettersi d’accordo? Ma, dico io: non ci si poteva organizzare come si fa in queste casi? Certo, sono passati molti anni, ma oggi la soluzione sarebbe stata trovata in un baleno, poichè di moda e largamente condivisa: le primarie. Tutti a votare per decidere le facce sui cinquanta euro. Mi pare democratico. Te li immagini i personaggi storici che fanno la campagna per le primarie su Facebook? “Eppur si muove!, quindi scegliete Galileo per ricordare che nulla è fisso, neanche il tasso”. O anche “Qui o si fa l’Italia o si muore, signora mia,  scelga Garibaldi e le prometto più Italia per tutti.” Altrimenti l’opzione artistica che piace tanto perchè un po’ radical chic: “Scelga Paolo Uccello, signora mia, per ricordare quanto queste cinquanta euro non le dureranno un…”. Qualcuno avrebbe avallato l’opzione rock’n’roll proponendo l’effige di Jim Morrison e abbinando naturalmente un qualunque aforisma inventato che parlasse di fuoco, rettili, vita e lacrime. Io avrei votato per Mazzini, e la diffusione su larga scala della vera ricetta della carbonara. Ecco la frase di campagna elettorale “E’ ora che tutti sappiano che ci va il guanciale e non la pancetta!”.
Sfumata l’ipotesi “primarie per il nuovo volto dell’euro”, eravamo comunque in tempo per le  primarie per “la nuova forma del Pan di Stelle”. Avrei speso ben volentieri due euro per decidere tra forma a “slitta di Babbo Natale” e “forma a pupazzo di neve”. Ma albero di Natale no, giammai! Banale, borghese, inadeguato ad esprimere i malumori del popolo. Tutta questa voglia di cambiare, di rottamare, deve essere il nuovo male del secolo. A me i cambiamenti non dispiacciono, ma sono in una fase nella vita in cui mi accorgo piuttosto facilmente di quando un cambiamento a tutti i costi è solo una fuga, un diversivo. Sarà che troppo spesso nella mia vita mi sono raccontata la favola del bisogno di cambiamento pur di non assumermi le mie responsabilità. Tanto se oggi cambi solo per fuggire, domani ti accorgi che la fuga era solo un percorso circolare. A proposito di circolare, ma cosa aveva la forma a palla che non andava bene più? E poi via, anche questa busta marrone! Rivoglio la mia busta gialla col mulino, e già che ci siamo anche un prezzo decente , perchè se a mia madre quindici anni fa avessero detto che i Pan di Stelle sarebbero costati seimila lire, le stelle gliele avrebbe fatte vedere lei all’alimentarista di fiducia. In tutto questo è quasi Natale dunque.
Che palle, cioè… che alberi!

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