Dubbi

Many Rivers to Cross

La prima domenica di luglio del 2012. Guidando nel vuoto risonante di questa città, che si prepara alla bolgia speranzosa di stasera mi dico che forse, davvero, sono morta. E’ un pensiero faticoso, ce l’ho da due giorni, sempre più presente e pressante. Tra l’altro risolutivo rispetto al numero importante di domande, enigmi e indizi che mi hanno accompagnato negli ultimi anni. Ci penso meglio: durante lo schianto dormivo. L’ultima cosa che ricordo è il bianco dell’air bag, poi fumo e un rumore lontano. E subito dopo ero in piedi, al centro della strada, con le macchine che ancora tentavano di schivarmi, incolume e senza un graffio. Non mi sono chiesta neanche per un secondo come avessi fatto ad uscire da lì. Forse dal finestrino, non so. Non me lo sono chiesto. Non prima di molti anni dopo. Davanti a me, nel primo fotogramma utile nei miei ricordi, c’era Michela che mi guardava fissa. Avevo provato a chiederle se fosse lì perchè qualcuno aveva chiamato aiuto e invece, dormendo, avevo fatto lo slalom tra mille e più veicoli sulla strada a scorrimento veloce in orario di punta e avevo preso proprio lei. Mia cugina. Non la vedevo da un po’, ma le avevo telefonato forse un paio di giorni prima per chiacchierare. Ed era lì. Anche lei senza un graffio. Con le macchine distrutte ma tutte e due sane e salve al centro della carreggiata. Valle a capire certe storie. Certe giornate. Poi ci ripensi dopo anni e ti dici, in una domenica mattina come tante, andando in radio, che non c’è altra spiegazione. Sei morta. Ecco il perchè di tutte quelle strane coincidenze: i numeri che tornano; le canzoni nella mente ascoltate in radio un secondo dopo, come se dall’altra parte qualcuno lo sapesse; aver realizzato cose impensabili e nonstante tutto non esser paghi, come se qualcosa fosse sfuggito; non avere più un soldo e non averne avuti mai nonostante tanto, tanto lavoro. Pensandoci, nei sogni i soldi non si vedono mai, e quando si vedono non comprano niente. Nei sogni è tutto confuso e difficile, esattamente come è per me da molto tempo ormai. La cosa che più mi spaventa è che che forse inizierò presto a vedere gente con tagli alla gola, parti del corpo mancanti, occhi bianchi e roba simile. E’ proprio guidando, adesso, su questa strada vuota, mentre tutti vanno al mare e io vado a lavorare, che me ne accorgo. E in questo strano sogno di vita dopo la morte io continuo a lavorare mentre gli altri vanno al mare, esattamente come facevo quando ero in vita. Forse è per questo che sono ancora qui. Devo vincere il karma e poi andrò avanti con la strana storia lì del tunnel di luce. Comunque, ieri sera ho riguardato Alta Fedeltà, e adesso mi trovo a pensare che mai momento è stato adatto come questo per la top five delle migliori canzoni in un film. Se fossi in un film, e non in un sogno post mortem, i miei pensieri non sarebbero soli, ma ci sarebbe una canzone. Magari anche un flash back sul luogo dell’incidente e poi in dissolvenza immagini degli ultimi cinque anni. Ma la soluzione è dozzinale e nessuno regista figo del 2012 la userebbe mai, piuttosto  uscirebbero dalla radio frasi fuori campo a più voci e, a intermittenza di volume, Many River To Cross di Jimmy Cliff.
Quindi: la top five, in ordine sparso, delle migliori canzoni presenti in un film, non per la canzone in sè ma per la perfezione del contesto.
Raindrops Keep Fallin’ On My Head, naturalmente, da Butch Cassidy and The Sundance Kid. Jorando al Club Silencio in Mullholland Drive, anche se è pertinente alla scena e non fuori campo, come dovrebbe essere. Baba O’ Riley degli Who in Febbre a 90′ (L’ho rivisto due giorni fa e devo ammettere che ne avevo sottovalutato la pregnanza). Mad World di Gary Jules in Donnie Darko. Infine, siccome me ne manca solo una, It Might Be You in Tootsie. Ho detto, infatti: le migliori nel contesto. Ora, non che la playlist mi abbia risolto il problema del rischio di incontrare zombies, fantasmi, mia nonna o gente morta in generale, però il sospetto si allontana man mano che il giorno avanza, e questa vita qua mi appare sempre più giusta, chiara, utile persino, così come è. Poco importa come ci sia arrivata; in qualche strano modo, l’ho fatta io. Più tardi vedrò Michela, devo ricordarmi di chiederle come sta e se ha visto gente morta, di recente. Non si sa mai, meglio una verifica incrociata in questi casi.

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5 thoughts on “Many Rivers to Cross

  1. Chiara ha detto:

    Giorni fa ho letto il tuo post sulla Notte prima degli altrui esami e appresso, di getto, ho scritto una lettera a qualcuno in cui citavo (tra virgolette e con link della fonte!) le tue parole per aggiungerne, poi, di mie, nelle quali ho accumulato immagini e ricordi ed ho concluso che anch’io, se qualcosa ho sognato nell’oretta del pomeriggio di luglio che seguiva l’orale e precedeva la festa, devo aver sognato questa vita qua. Son tornata oggi per ringraziarti di questo ma, leggendo il nuovo post, ho sorriso, perché torno ora da ore di macchina per questa città deserta perché tutti andavano a Ostia o si preparavano per il Circo Massimo. Così oltre ai ringraziamenti ti mando un saluto e un sorriso, poi vado sotto un’eterna doccia fresca e mi preparo anch’io; non prima, naturalmente, d’aver messo su l’unica radio che ascolto, ormai, che è wasabiradio. Grazie anche per questo, ora che ci penso.

    Chiara (una blogger di splinder che non s’è ancora riadattata a wordpress ma che sempre torna a leggerti e spesso a commentarti)

  2. lo sai? è molto tempo che ho elaborato una teoria piuttosto simile: con tutte quelle che ho passato e rischiato è impossibile che io l’abbia sempre scampata. sono sicuramente già morto. anzi, sempre morto.
    solo che, e qui viene il bello, hai presente quelle piante che hai potato e la vita continua su quel rametto che ricresce di fianco?
    ecco, stessa cosa. mentre una vita ce la siamo giocata, il resto di noi continua a campare sul rampo potato, come se niente fosse accaduto.
    il problema è: quante (altre) vite ci abbiamo?

    e soprattutto, l’ultima volta,
    farà male?

    ps: anche a me manca splinder. qui (dove volutamente manca una community a parte le “cerchie” del cazzo) mi sa tanto di binario morto.
    era quello che volevano. si vede che facciamo paura.

  3. hmm.. un pò surreale.. un pò “infodo questa.. c’esta la vie”.. e non la morte.. vita cara barbara.. e sorrido.. bello tornare a leggerti ogni tanto :o) ..tu pensa.. anche io lavoro.. e guido su strade deserte.. ha del buono.. arrivo e torno dal lavoro in un batter d’occhio ;o) ti abbraccio

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