Esperienze

Notte prima degli altrui esami.

Più passano gli anni più me ne convinco: la notte prima degli esami di maturità è una cosa che riguarda chi quegli esami li ha già sostenuti. Non è nostalgia, nè ricordo, solo bilancio. Come fosse un indicatore della felicità. Quante cose di quelle che sognavi quella notte, hai poi realizzato? Sei a fine corsa rispetto ai tuoi progetti? Il tuo quarantasei o cinquanta o diciotto è stato poi confermato ogni giorno, da allora ad adesso? Io mi sono maturata in design Ikea, e non lo sapevo. Il mio (ingiustissimo se comparato al mio rendimento scolastico) cinquantadue, era in effetti un ipotesi di riuscita in quella che sarebbe stata la mia principale attività per i venti anni successivi: arredare case non mie, in cui avrei vissuto quel tanto che basta per dire agli amici “Ti ricordi di quando abbiamo fumato l’erba di Sandrino sul tappeto del mio soggiorno?”. Sono alla decima. Dieci case in dieci anni. Mi pare una bella media. Stanotte guardo la mia nuova Faktum con anta Applad, seduta sul Klippan in ciniglila, davanti al tavolinetto Lack, fumando una Winston Blu, perchè nel frattempo Sandrino s’è sposato e Cremonini ha fatto un disco di troppo. Ho ascoltato i Genesis mentre cenavo e poi ho messo su quella canzone lì, perchè mi ricorda di un’estate tanto bella in cui facevo la deejay sulla spiaggia. “Non è più Domenica, e poi si dimentica.” Parla per te. Io magari dimenticassi. Non dovrei portarmi dietro tutta la pesante memoria che neanche Hal 9000 ha mai avuto. Ma la memoria va bene, serve a sentirsi lontano da qualunque posto quando serve. Bene, facciamola come si deve sta cosa. Quadri, voto, risata e vacanza a Tropea. Poi lui tornò. L’Università  e io guardavo la Minerva dritta negli occhi, sfidando la sfortuna. Vinse lei. Ma la tesi l’ho scritta. Tre amori, tre. Anzi due, il terzo non mi ricordo chi era. Poi il lavoro. Mi piaceva fare la barista più di ogni altro lavoro. Ogni altro: almeno altri sei. La radio, le playlist, le notti ubriaca e gli amici maschi che poi ho puntualmente trasformato in lacrime. Tanti film a memoria, ma su tutti ho ancora troppi dubbi per poter dire di averne un’opinione. Molto html, php, numeri e teorie, immagini, quadri e disegni a matita. Neanche uno smartphone. Tacchi dodici: un paio. Scarpe da ginnastica: quattro, ma tutte ridotte all’osso. Piedi scalzi quando ho potuto, e piedi nudi sulla sabbia molto a lungo. Più di quello che avrei mai potuto desiderare. L’America  e la Spagna.  Dischi ascoltati dopo la maturità: qualche migliaio. Conversazioni interessanti con persone che non rivedrò mai più: numerose. Alla fine ho sposato un altro deejay, perchè nessun altro avrebbe potuto capirmi, ma se avessi sposato un imprenditore, o un  cassiere, o un architetto, sarei stata più audace. Ho capito che è più interessante non farsi capire mai e magari fingere per tutta la vita, ma avrei sentito troppo la mancanza di un rompiballe che si permette persino di criticare i Beatles. E comunque mi sono detta che era sempre meglio che rischiare di vivere con qualcuno che non sapesse chi era Prudence. Cinquantadue significava: “Hai la stoffa per inventarti una vita”. L’ho inventata fino alla cartella Equitalia arrivata il mese scorso. Ora mi sto concentrando più sulla cifra in sè, ma una volta sfangati gli ultimi trecento euro che mi separano dal traguardo spicciolo, potrò ricominciare a fare cazzate. In fondo la maturità è durata un pomeriggio. Le due ore sul letto prima di andare alla festa, dopo aver visto i quadri. Ho dormito, in quelle due ore. Non ne sono sicura, ma credo di aver sognato questa vita qua.

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4 thoughts on “Notte prima degli altrui esami.

  1. perchè non l’ho scritto io sto post sulla (mia) notte prima degli esami?
    boh. a saperlo. comunque ora vado di là e butto giù qualcosa.

    su quella cosa che “è più interessante non farsi capire mai e magari fingere per tutta la vita” mi piacerebbe sapere quale è stato il percorso del tuo pensiero; per verificarlo, e magari lavorarci un pò sù anche per me… perchè io, che stavo ragionando sulla medesima cosa, stavo quasi per arrivare al fatidico “mogli e buoi dei paesi tuoi”. e ora?

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