Esperienze, Senza categoria

Accanto alle montagne…

…spianato dai nostri passi, il terreno del campo risuona. 
Ti dice: “La terra è un tamburo, pensaci”
Noi, per seguirne il ritmo dobbiamo far attenzione ai nostri passi. (cit. Toro Seduto)

Guardo i miei passi diventare pesanti.
Ho le scarpette rotte e forse quella stessa terra che suono come un tamburo  mi ha punito per la mia superbia. Mi dice “rallenta!”, mi dice “ascolta il ritmo, non suonare come fossi l’unico martello a picchiare sul sentiero”. L’ascolto. Mi fermo e capisco la regola della canzone che andiamo suonando: il rispetto. Ognuno il suo tempo, ognuno la cadenza che vuole, ognuno il suo movimento nel guidare armonico i piedi e il corpo con essi, ma senza mai fermare la danza di chi è accanto.
Ho le scarpette rotte, ma conosco il rispetto. E’ una danza un po’ goffa questa mia. Ma ancora suona. Tum Tum Tum. E’ goffa nel divincolarsi dalle braccia che mi vorrebbero ferma. E’ goffa nello sfuggire ai piedi che calpestano i miei.E’ goffa nel cercare il ritmo che non trovano più. Qualcuno accanto dondola solo con la testa e apre la bocca per seguire un coro che mi distrae, che è senza tempo, che non resta. Qualcuno ancora fa un suono assordante picchiando coi calcagni, non per danzare, ma solo per farsi sentire più degli altri. Qualcun altro sta immobile, fermo a spiare in silenzio i miei movimenti, per capire quale sarà il suo passo migliore.
Ho le scarpette rotte, ma so che non c’è rispetto nello spiare. A volte guardo il vicino diritto negli occhi, con aria di sfida e sento la forza aumentare nelle gambe. Ma dura poco. Non  c’è rispetto nell’accettare la sfida, se a nessuno giova. Il guerriero combatte contro le intemperie, combatte per la costruzione, combatte contro le sue debolezze. Accetta la stanchezza come monito, ma non fa guerra a chi gli danza vicino, solo per sentirsi meno stanco. Ho creduto un tempo che potevo usare le braccia per appoggiarmi a chi danzava più convinto, poco importava se rallentavo il suo incedere. Oggi capisco, mio malgardo,  che rallentare a forza il passo di qualcuno non fa che  gettare le basi perchè qualcun altro, un giorno rallenti il tuo. E proprio quando danzerai più convinto, sorridente, non sbagliando una battuta, proprio allora inciampando per la superbia, non troverai più la spalla a cui sorreggerti, perchè al tempo, l’abbattesti tu.
Ho le scarpette rotte. E inciampo spesso ormai. Cuore e mente si sono lasciati confondere dal vociare intorno e hanno perso il tempo. Ma credo nei miei piedi, in questo tamburo su cui picchio, nelle montagne che mi respirano accanto, nel sentiero. E anche ora che sto distesa con l’orecchio poggiato alla terra per sentirne il battito, non perdo l’unica cosa per cui mi dico uomo: la mia dignità.

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