Esperienze

Era così lontana la musica da me.

Da dentro me. Per tutti questi anni rimasta sepolta sotto la patina di doveri, necessità, stipendi, obblighi, scadenze e responsabilità. Eppure per tutto questo tempo era lì accanto. Ad un passo. Così vicina che nessuno avrebbe mai sospettato l’effettiva lontananza. Ogni giorno, ogni settimana, ogni mese, ogni anno, era un lungo viaggio tra casa e lo studio in radio, sempre con le canzoni nella testa eppure mai le canzoni che davvero cambiano il colore del giorno, mai la musica che fa rizzare i peli, come quando dici : “guarda c’ho la pelle d’oca, guarda!”. Poi è andata così: ho perso prima la voglia, poi la passione, poi ho sepolto la necessità, infine anche il talento mi è parso cosa inutile e persino futile. E ho costruito un plastico fantastico “fab and great product”. Un coso. Un attrezzo. Una scimmia di gomma chiamata “radio”. A loro andava più che bene, tanto bene che erano elogi e notti e domeniche di sudore e fatiche mai ripagate. Poi si sa, chi guarda al soldo è sordo al cuore , e così quando sangue da spillare non ce ne era più, semplice è stato dire: butta via la scema, restituiscile la gloria e teniamoci la scimmia di gomma. Sono stata umiliata, ma più dalla rinuncia a cui ho costretto l’anima che dal gesto di chi ha voluto ferire non potendo vincere in intelletto e talento. Oggi sono calpestata in ogni angolo del mio corpo, ma il cuore è salvo. Ho tanta tanta paura. Non so come pagherò tutta questa musica di cui ho finalmente riempito le stanze intorno. E presto qualcuno busserà e presenterà il conto. Ma le canzoni! Oh le canzoni! Quanto sono belle certe canzoni. Che pare ti facciano dimenticare tutto, e quasi ci credi anche tu che se è stato sbagliato tutto, magari c’è una via indietro o semplicemente una scorciatoia che ti riporta al punto di partenza. Quanto sono belle certe voci e certe armonie. E la voglia di mischiarle le une alle altre è tanta che quasi ti vien da dire che se un giorno dovessi morire, vorresti morire in autunno su una canzone di Harry Nilsson. Ma quell’incipit di autodistruzione non m’appartiene. Io l’ho sempre vista come la vita, quella voglia di starmene un po’ zitta, rannicchiata su me ad avere paura. Sempre come la vita, E se imparassi finalmente a far uscire almeno un paio di accordi da questa chitarra maledetta magari saprei farne anche io di musica. Ma non è ancora tempo. Solo oggi mi ricordo che c’è. E anche quella che c’è stata, se davvero c’è stata , incredibile non passa. Come la “F” di Daniel, che è il simbolo di questo mio autunno terrificante. “Terrific”, come una cosa bella, “terrific” come una cosa che fa paura. Se faccio l’elenco delle cose di cui davvero, daaaaa-aaa-vvero ho bisogno c’è la forza di credere. E anche un po’ la voglia di cedere ai biscotti al cioccolato che mi chiamano dal barattolo messo in alto sopra la cucina. Mi manca lei, tantissimo. Vorrei farle vedere il punto di verde esatto che ho scelto per dipingere le pareti della radio e la radio tutta. E mangeremmo biscotti al cioccolato ascoltando Nancy Sinatra. E ancora mi chiedo se poi quel vestito rosso se l’è messo. Ma forse no, forse, la voglia di vendetta dura giusto il tempo di una canzone, per chi una canzone davvero ancora ce l’ha. Spero che la musica non le basti mai, che sia sempre il motore dei suoi giorni. E lo spero anche per me, e per chi saprà capirmi, se avrà voglia.

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