Convinzioni

Eccoti la foto.

Solomon è il primo da sinistra. E’ lui il mio eroe. Fermo, sicuro di sè, quasi il premio che come gli altri regge nella mano, non gli cambi la vita. Espressione consapevole. Cosa dice Solomon con quella faccia? Dice: “Tanto, male che andrà tornerò tra le mandrie. Se andrà bene invece, ci chiameranno a cantare in tutta la città e vinceremo gare di canto a mani basse. Ci pagheranno bene e potrò comprarmi una mucca”. Erano ragazzi temerari, questi gioavani zulu. Se ne erano andati a Johannesburg in cerca di fortuna e facevano quel che sapevano fare, cioè cantare accappella. Da quelle parti funzionava così: ci si metteva agli angoli della strada e si usavano le voci d’usignolo attendendo l’arrivo un altro gruppo. Poi ci si sfidava. Fino a che qualcuno non si fermasse offrendo qualche spicciolo non prima di aver deciso  chi aveva vinto. Nei campi accompagnavano il suono delle voci solo col batter i piedi. Imparavano  batterli così forte che le città tremavano al ritmo dei loro canti. Un tizio dall’altra parte della strada, un certo Eric Gallo, lì apostrofò “Hei ragazzi! Andateci piano coi piedi! A proposito non è che verreste a farvi un giro dalle parti del mio ufficio? Ho un paio di microfoni e se ci cantate dentro magari mettiamo tutto su un disco”. In studio cantarono forte. Batterono forte i piedi. Ma non succedeva granchè. Finchè lui, Solomon, compì un miracolo, proprio quando stavano per uscire dalla saletta dove stavano stipati da ore, tirò un respiro e intonò quindici note. Shhh…silenzio. “La chiamo Mbube. Mbube è leone. Ci spavento il leone che caccia le mie mandrie”
Mbube.
e suonava così: “in the jungle the mighty jungle the lion sleeps tonite”
Bello. Presero due spiccioli, vendettero qualche copia e in città divennero famosi. Durò qualche tempo. Ma chissà dove era Solomon quando Pete tirò  fuori Mbube dal pacchetto di dischi arrivati dall’africa, nello studio del suo amico Alain. Pete aveva un banjo con su scritto “Questo arnese distrugge l’odio ma mi rende povero”. Il suo amico era più squattrinato di lui ma suo padre reclutava artisti e ci faceva qualche spicciolo. Pete misu su il disco e disse: “Questa la canto anche io”. E la cantò con certi suoi amici. I Weavers. La cantarono per mesi riempendoci un localino di New York. La chiamavano Wimbahoe. E la chiamarono così per un anno, sempre nello stesso locale. Duecento dollari la settimana e hamburger gratis. Gratis come quando registrarono il disco. Poi, dopo il successo delle prime settimane,  qualcuno iniziò a dire che quei bianchi che si fingevano negri erano l’immagine del comunismo. Mah! Quindi i Weavers tornarono in povertà e il Leone tornò nella polvere. Dov’era Solomon? Bho! Dov’era nel 1952, qundo Jimmy Dorsey ne fece un successo Jazz? Dov’era quando i Kingstone Trio ci mangiarono per 178 settimane? Dov’era quando nel 1961 i Tokens schioccavano le dita inneggiando al Leone, che pareva essere stato definito “Un canto popolare storico che arriva da  qualche parte, chissà da dove”? Registrandola, George Weiss, pensò che non fosse niente di che. Valeva un lato b. Ecco. Non di più. E per sbaglio un giorno Dick Smith, un dj del Massachusetts, mise del nuovo singolo dei Tokens proprio il lato b. Per sbaglio. Fu allora che Brian Wilson, inchiodò con la macchina, mentre ascoltava la radio e disse “Oh Mio Dioooo!”. E dopo di lui lo disse Carol King. E poi tanti, tanti, tanti altri. Che mangiarono e risero negli anni, mai chiedendosi che ne era stato di Solomon. Centosessanta versioni. Tre film. settimo posto nella classifica dei brani più amati di sempre. Quinidici milioni di dollari in diritti d’autore. E pensare che Pete, il tizio del banjo che l’aveva portata in America, aveva detto che non voleva una lira e che avrebbe fatto del tutto perchè i diritti andassero a Mr Solomon Linda. Magari non ce la fece, però, visto che Solomon era morto così povero che sua moglie non aveva neppure potuto permettersi una lapide per la sua tomba. E nel 1991 sua figlia non se la passava tanto bene, quando ricevette una telefonata dalla sua banca.
“Miss Linda… Salve, la informiamo che il suo conto è appena stato incrementato di diecimila dollari per un saldo proveninete dall’America”
“Oh Cielo! E per cosa?”
“Diritti d’autore signora! Gli stessi che ha ricevuto in tutti questi anni, naturalmente”
Controllare un conto in banca dimenticato può essere una buona idea di tanto in tanto. Miss Linda  pianse a nome di suo padre.
Detto ciò fra tutti i personaggi di questa storia chi avresti voluto esser tu? Pensaci ma sii onesto. E non vale rispondere cose tipo il proprietario della Ferrero.

Annunci
Standard

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...