Esperienze

Al bar

Il rito delle sei e mezza era una di quelle cose a cui nessuno dei due avrebbe mai rinunciato. Neanche se da lì a dieci minuti fosse sceso giù il cielo dalle nuvole nere di temporale d’estate. L’estate c’era nei gesti di ogni giorno. I piedi nudi sulla sabbia di chi ha chiuso una valigia piena di dischi e i piedi nudi sulla stessa di chi passa uno straccio umido sul banco del bar. Lui tirava via, con un colpo, tutte le gocce di sorrisi che s’erano versate su quel banco, nel servire sotto il sole sorsi d’allegria. Io tiravo via, chiudendo quella valigia, tutte le frasi che ancora stavano lì nell’aria cantate da chiunque avesse un po’ di voce per seguirne il tempo. Ed era allora che camminando verso di lui, che era stato a pochi metri da me per tutto il giorno eppure molto più vicino di così, mi preèaravo per lo scambio. Una scambio tacito, di cui mai nessuno aveva pattuito le condizioni. Entravo sotto il tetto di paglia e iniziavo a mischiare le fragole al lime e al ghiaccio e allo zucchero, da mettere nei due bicchieri che avrebbero accompagnato la canzone che lui aveva mandato su, sempre la stessa, chiedendo permesso prima di aprire di nuovo la valigia che io avevo chiuso.
Poi tornava giù. E vicini, in silenzio brindavamo alle stelle che avremmo avuto nei nostri cieli.

I know someday you’ll have a beautiful life
i know you’ll be a star in somebody else’s sky

E lo guardavo alzare i pugni e seguire un pensiero

but why why why

can’t it be

e la sua voce che seguiva quel grido

miiiiine.

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